By Published On: 10/12/2020Categories: LibriTags: , ,

Dopo il successo della prima edizione del Freaks Book Club fatto ad agosto, eccoci oggi alla seconda edizione con un nuovo libro: a ottobre abbiamo letto insieme “Il mio anno di riposo e oblio” di Ottessa Moshfegh.

A conclusione della lettura, vi ho chiesto di compilare un breve questionario sul libro in modo da poterci confrontare tutte sugli stessi punti.

Abbiamo inoltre fatto una diretta per parlarne tutte insieme e nel post di oggi farò un resoconto di tutta l’esperienza.

ATTENZIONE, QUESTO POST CONTIENE SPOILER!

“Il mio anno di riposo e oblio”: di cosa parla

Il libro racconta l’esperimento di “ibernazione” narcotica di una giovane donna, aiutata e incoraggiata da una delle peggiori psichiatre della storia.

Siamo a New York, all’alba del nuovo millennio. La protagonista gode di molti privilegi, almeno in apparenza. È giovane, magra, carina, da poco laureata alla Columbia e vive, grazie a un’eredità, in un appartamento nell’Upper East Side di Manhattan.

Ma c’è qualcosa che le manca, c’è un vuoto nella sua vita che non è semplicemente legato alla prematura perdita dei genitori o al modo in cui la tratta il fidanzato che lavora a Wall Street.

Afflitta, decide di lasciare il lavoro in una galleria d’arte e di imbottirsi di farmaci per riposare il più possibile. Si convince che la soluzione sia dormire un anno di fila per non provare alcun sentimento e forse guarire.

Tra flashback di film anni ’80, dialoghi surreali, descrizioni di una New York patetica e scintillante, il libro ci spinge a chiederci se davvero si può sfuggire al dolore, mettendo a nudo il lato più oscuro e incomprensibile di ciascuno di noi.


Il mio anno di riposo e oblio Ottessa Moshfegh

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Questionario e diretta: le vostre considerazioni

Nel questionario vi ho chiesto se vi fosse piaciuto il libro di questo mese e le risposte sono state le seguenti:

  • 17,6% Per nulla
  • 52,9% Poco
  • 11,8% Indifferente
  • 17,6% Abbastanza
  • 0% Molto

Sicuramente date queste premesse possiamo affermare che la lettura non è stata un grande successo, e tutte ci siamo trovate a interrogarci e confrontarci sulle stesse perplessità.

Sempre nel questionario, vi ho chiesto quali aspetti vi fossero piaciuti di più e quali meno. Devo dire che ho trovato tutte abbastanza d’accordo nell’apprezzare almeno questi punti:

  • originalità della trama
  • scorrevolezza della scrittura
  • ambientazione cittadina

Possiamo quindi concordare sul fatto che la lettura non sia stata affatto faticosa, forse a tratti un po’ lenta e ripetitiva, ma nel complesso “Il mio anno di riposo e oblio” è un libro che si fa leggere senza troppo sforzo.

Le premesse della trama ci avevano incuriosite creando una grande aspettativa riguardo ai temi trattati, ma grosso modo tutte siamo arrivate alle stesse considerazioni finali:

  • si rimane in attesa di una svolta che non arriva mai
  • i temi vengono trattati in modo superficiale e non c’è mai un reale approfondimento anche rispetto alle questioni più importanti (depressione, dipendenza, lutto, solitudine…)
  • mancata evoluzione dei personaggi
  • mancanza di empatia con i personaggi, a partire dalla protagonista che è respingente, antipatica e superficiale
  • temi importanti vengono ridicolizzati, sviliti e presentati in modo fuorviante: l’inutilità della terapia, la pochezza dell’arte contemporanea, i disturbi alimentari come qualcosa di tollerabile…

Ed ecco alcuni estratti dai vostri commenti:

Sembra una storia un po’ naïf con scarsa caratterizzazione dei personaggi, anch’essi appiattiti in questo torpore languido in cui tutto il libro pare immerso.

Tutta la mia lettura è stata condizionata dall’antipatia per la protagonista, ci si può immedesimare per la voglia di chiudere gli occhi e dimenticare tutto. Penso che a tutti possa essere capitato, un lutto, una rottura… avere voglia solo di dormire affinché il dolori passi ma lei è troppo antipatica […]

Sicuramente la protagonista suscita poca empatia. Se per un verso riconosce di avere dei problemi da risolvere, per l’altro la sua a me è sembrata una “non scelta”; riposarsi, cancellarsi dal mondo per un anno intero, come se ciò magicamente potesse risolvere l’irrisolto.

I temi affrontati dal romanzo

A questo punto ho voluto dedicare un’apposita domanda nel questionario per confrontarci su quelle che secondo noi sono state le tematiche principali trattate dall’autrice.

Come tendenza generale, è emerso che le tematiche erano tante e tutte affrontate in modo superficiale. Alcune di noi hanno dato più importanza a certi temi (la famiglia disfunzionale, l’infanzia), altre hanno ritenuto centrali altri aspetti come la solitudine e la dipendenza.

Ecco una carrellata di temi toccati ne “Il mio anno di riposo e oblio”:

  • solitudine
  • lutto
  • dolore
  • malattia
  • apatia/depressione
  • alienazione
  • dipendenza da alcool e farmaci
  • problema sociale degli psicofarmaci negli States
  • disturbi alimentari
  • mercificazione dell’arte
  • terapia/psicanalisi
  • relazioni tossiche (sia in amore che in amicizia)
  • rapporto con i genitori/traumi dell’infanzia/famiglia disfunzionale
  • critica alla società capitalistica (mercificazione dei corpi, dei rapporti, dell’arte…)

Ecco alcune risposte alla domanda “Quali sono, secondo te, i temi principali che l’autrice ha voluto affrontare?”:


Malessere di vivere e autodistruzione in primis, con la psicanalisi sullo sfondo (che è ciò che forse potrebbe aiutare la protagonista, che però ne fa uso distorto al solo fine di ottenere i farmaci). Ho trovato il tutto abbastanza piatto, purtroppo, come in attesa di una svolta che però non arriva mai.

Direi la solitudine, la ricerca disperata di rinascita e redenzione attraverso metodi non convenzionali e, forse, anche l’importanza dell’apparenza rappresentata da Reva. Forse l’unico che mi ha soddisfatta è stato proprio quest’ultimo. Gli altri due temi nonostante tutto mi hanno dato l’impressione di essere stati poco approfonditi, nel senso che se me parla tanto, ma alla fine non si capisce davvero il motivo per cui la protagonista abbia intrapreso questa via e, soprattutto, ha funzionato?

L’emancipazione e l’affrancamento di una giovane donna che tuttavia rimane impigliata nelle sue debolezze. Il suo “anno di riposo e oblio” sembra piuttosto la sua condanna perenne, il suo alibi. Una protagonista che non riesce mai veramente a spiccare il volo, a lasciarsi indietro il passato, a staccare da queste relazioni sessuali tossiche e fine a se stesse. Un’anti eroina che però non fa mai quel passo in più.

Le mie considerazioni personali su “Il mio anno di riposo e oblio”

Devo dire che la scelta di un libro da proporre a 10/20 o più persone è una bella responsabilità… E ovviamente, non avendolo letto, non posso sapere nemmeno io in anticipo se mi/ci piacerà o meno!

In questo caso come abbiamo visto il libro non è piaciuto praticamente a nessuna, me compresa.

L’aspetto positivo è che è stato facile da leggere, nonostante in vari punti mi sia arenata, ma poi l’ho ripreso e finito in due giorni senza troppo sforzo intellettuale.

Come tante di voi, ero rimata assolutamente incuriosita dalla trama, che mi aveva creato aspettative positive, soprattutto perché il libro è anche un caso letterario di cui si è parlato ovunque e che ha circolato tantissimo anche sui social.

Eppure, alla lettura, risulta tanto originale nella trama quanto piatto nello svolgimento. Tutto è affrontato in modo superficiale, poco approfondito, la cosa che ha maggiore caratterizzazione è l’ambientazione e la città di New York sullo sfondo.

Un vero peccato, perché date le premesse poteva essere un libro di grande valore. Da una parte credo che mantenere tutta la narrazione in questo stato di torpore, lentezza, piattezza rispecchi lo stato d’animo della protagonista, e dunque sia una scelta stilistica dell’autrice.

Dall’altra parte però mi vengono dei dubbi sulla reale consapevolezza dell’autrice stessa, dal momento che tutti gli altri aspetti del libro sembrano buttati lì quasi per caso.

Alla fine quello che ne risulta, secondo me, è un libro molto furbo: tocca i temi giusti per far parlare di sé ma senza dire nulla di realmente utile, interessante o costruttivo per contribuire al dibattito attuale.

È come se l’autrice entrasse in una stanza piena di persone urlando “abbiamo un problema con gli psicofarmaci!” e nel momento in cui ha l’attenzione di tutti esce dalla stanza senza dire altro e piantando tutti in asso. Fine della storia.

Aggiungerei anche che il finale c’entra come il parmigiano sulla pasta col tonno. Tutto un po’ riduttivo, un po’ banale, un po’ sprecato. Peccato!


Libri, film e serie tv su temi simili

Nel questionario vi ho chiesto se ci fossero libri, film o sere tv con argomenti simili o correlati a quelli affrontarti dal “Il mio anno di riposo e oblio”.

Ecco alcuni spunti che sono emersi per approfondire (meglio) i temi trattati:

Libri

Film e Serie Tv

  • “Effetti collaterali” (film)
  • “Maniac” (serie tv)
  • “Shameless” (serie tv)
  • “Euphoria” (serie tv)
  • “Trainspotting” (film)
  • “Un’altra donna” (film)
  • “Ragazze interrotte” (film)

La diretta su Instagram

Per finire, vi lascio qui sotto anche la registrazione della diretta fatta su Instagram insieme alla mia amica Rossella, che aveva partecipato al book club.

Dalla nostra chiacchierata sono emersi sicuramente molti spunti interessanti, abbiamo analizzato un po’ di risposte, confrontato le nostre considerazioni e riflettuto sugli intenti dell’autrice.

Un aspetto che è emerso nella conclusione è il possibile messaggio positivo che intendeva dare l’autrice: la nostra vita è ora e non possiamo avere il controllo su tutto quello che succede intorno a noi.

La protagonista prova a mettere a tacere gli eventi dolorosi che l’hanno segnata mettendo in pausa la propria vita, ma nel momento in cui è pronta a risvegliarsi, nel mondo succede un fatto sconvolgente che nessuno aveva previsto.

In quel momento le vite di milioni di persone vengono messe in pausa forzatamente e la ripartenza sperata probabilmente non c’è (considerando il finale aperto del libro).

Insomma, l’intento di Ottessa Moshfegh rimane ambiguo fino alla fine, ma è un libro che ci ha avvicinate e fatte confrontare e dunque nel complesso rimane pur sempre un’esperienza positiva.

Voi che ne pensate? Se volete aggiungere altro, vi aspetto nei commenti!