By Published On: 03/11/2016Categories: Food, NutrizioneTags: , , ,

Ultimamente sembra essere scoppiata la guerra all’olio di palma, non si parla d’altro. Incuriosita dall’argomento e desiderosa di capirci qualcosa di più per poterne fare un consumo critico, ho deciso di approfondire l’argomento.

L’occasione perfetta è stato l’incontro dello scorso 05 ottobre a Roma, dove gli esperti dell’Unione Italiana per l’Olio di Palma Sostenibile hanno risposto a tutte le domande della stampa e hanno cercato di sfatare i falsi miti legati a questo olio vegetale.

Relatori dell’evento sono stati:

  • Giuseppe Allocca: Presidente dell’Unione Italiana per l’Olio di Palma Sostenibile;
  • Carlo Alberto Pratesi: Professore di Economia e Gestione delle Imprese al Dipartimento di Studi Aziendali dell’Università di Roma Tre e responsabile delle tematiche ambientali e della sostenibilità per conto dell’Unione;
  • Giorgio Donegani: Tecnologo Alimentare e Divulgatore Scientifico e responsabile dei temi di salute e nutrizione in relazione al consumo di olio di palma per conto dell’Unione.

Unione Italiana per l’Olio di Palma Sostenibile

L’Unione Italiana per l’Olio di Palma Sostenibile nasce un anno fa, precisamente a fine ottobre 2015, grazie a un gruppo di Aziende e Associazioni attive in vari settori merceologici dove viene utilizzato olio di palma, al fine di promuovere la cultura della sostenibilità di questo prodotto.

Tutti i membri dell’Unione (trovate la lista qui) si impegnano ad utilizzare solo olio di palma certificato RSPO  (Roundtable on Sustainable Palm Oil) entro il 2016 e ad utilizzare entro il 2020 olio di palma sostenibile secondo i criteri definiti dall’Unione stessa, più restrittivi rispetto a quelli previsti da RSPO

L’Unione definisce l’olio di palma sostenibile come segue:

  • olio con origini conosciute e quindi tracciabili;
  • prodotto senza convertire foreste e nel rispetto degli ecosistemi ad alto valore di conservazione;
  • prodotto con pratiche colturali rispettose delle foreste ad alto valore di carbonio;
  • prodotto con pratiche agricole atte a preservare le torbiere;
  • non proveniente dalla conversione in piantagioni di aree sottoposte ad incendi volontari;
  • realizzato proteggendo i diritti dei lavoratori, popolazioni e comunità locali;
  • rispettando il principio del consenso libero, preventivo e informato;
  • che promuove lo sviluppo dei piccoli produttori indipendenti.

olio di palma sostenibile

Olio di Palma fa male? Le caratteristiche del prodotto

L’olio del frutto di palma è un prodotto di origine naturale, estratto per spremitura dalla polpa dei frutti della palma da olio.  Attualmente, quello di palma è l’olio vegetale più usato al mondo (35% del totale), seguono quello di soia (circa 27%), colza (circa 14%), girasole (8%) e oliva che rappresenta solo l’1% del mercato degli oli vegetali (Fonte Oil World – dicembre 2015).

Quindi la domanda è: perché proprio l’olio di palma? Le alternative sono veramente migliori?

L’olio di palma è un ingrediente prezioso per l’industria alimentare perché possiede numerose qualità, alcune delle quali particolarmente adatte per i prodotti alimentari in cui è usato. L’olio di palma ha la caratteristica di essere solido a temperatura ambiente, inoltre ha sapore e fragranza neutri (a differenza di olio di colza e di girasole); essendo insapore, permette di ottenere una consistenza cremosa (come nelle creme spalmabili) o croccante (come nei biscotti) senza modificare il gusto degli altri ingredienti . L’olio di palma resiste bene alle alte temperatura e all’ossidazione, non irrancidisce facilmente e quindi evita l’uso dei conservanti. Inoltre l’uso dell’olio di palma permette di evitare i processi di idrogenazione parziale (usati per dare corpo agli oli che in questo modo producono acidi grassi trans, nocivi per la salute).


Un confronto con gli altri oli vegetali sulla sostenibilità

Resa per ettaro

La palma da olio ha una resa media di 3,47 tonnellate per ettaro, ciò vuol dire:

  • 5 volte più della colza (0,65 t/ettaro)
  • 6 volte più del girasole (0,58 t/ettaro)
  • 9 volte più della soia (0,37 t/ettaro)
  • 11 volte di più dell’olio di oliva (0,32 t/ettaro)

Uso dei fertilizzanti

La palma da olio impiega circa 2 kg a tonnellata di pesticidi, molto meno rispetto agli altri:

  • girasole 6 kg/t
  • colza 11 kg/t
  • soia 29 kg/t

Energia utilizzata

La palma da olio utilizza 0,5 GJ (Gigajoule) per una tonnellata, mentre gli altri oli:

  • colza 0,7 GJ/t
  • 2,9 GJ/t

Acqua

Infine, la palma da olio è coltivata in luoghi fertili e altamente piovosi e, pertanto, ha poche esigenze in termini di utilizzo di acqua.

Prospettive per il futuro e Sostenibilità Ambientale

Nel prossimo futuro, si stima che la domanda e la produzione di olio di palma aumenteranno del +40% entro il 2050, quando la popolazione mondiale supererà i 9 miliardi di persone e di conseguenza aumenterà la domanda mondiale di cibo (+70% secondo la FAO). In una dieta bilanciata, i grassi dovrebbero fornire circa il 30% delle calorie totali quotidiane: di conseguenza, è facile immaginare quanto la domanda di oli vegetali potrebbe crescere a livello globale nei prossimi anni.

Questo significa che bisogna trovare quanto prima soluzioni ecosostenibili per ottimizzare lo sfruttamento dei terreni coltivabili e, come abbiamo visto finora, la coltivazione dell’olio di palma è quella che offre una maggiore resa per ettaro.

Attualmente Malesia e Indonesia sono i più grandi produttori di olio di palma e rappresentano circa l’86% della produzione mondiale. In questi due Paesi del Sud-Est asiatico questa coltura assicura lavoro e sussistenza economica a milioni di persone. I principali importatori di olio di palma invece sono India, Cina e Unione Europea.

Secondo i dati FAO, negli ultimi 25 anni in Malesia, anche se la coltivazione di palma da olio è aumentata, non c’è stata perdita di foresta vergine grazie alla pratica della riforestazione attuata negli ultimi 10 anni.
In Indonesia, invece, le maggiori cause di deforestazione sono legate al commercio illegale di legname pregiato e non alle colture agricole.

L’Unione Italiana per l’Olio di Palma Sostenibile definisce rigidamente i parametri per l’Olio di Palma Sostenibile ed essi prevedono, come elencato più sopra in apertura del post: che l’olio abbia origini conosciute e tracciabili, che la coltivazione non sorga su terreni deforestati o su aree sottoposte a incendi volontari, che si coltivi nel rispetto delle foreste e delle torbiere, che si proteggano i diritti e i valori delle popolazioni locali e dei lavoratori e che si promuova lo sviluppo dell’economia delle zone d’origine.

WWF International approva l’olio di palma sostenibile

A rassicurarci sull’affidabilità di quanto detto, arriva la conferma di organizzazioni internazionali e ambientaliste come WWF, che considerano il palma come uno degli oli vegetali più sostenibili.


WWF Italia, in particolare, invita i consumatori a non boicottare l’olio del frutto di palma, poiché così si favorirebbero solo oli vegetali alternativi spesso con un impatto maggiore dal punto di vista ambientale; la soluzione, dunque, è chiedere ai propri marchi di riferimento di approvvigionarsi con olio certificato sostenibile.

L’Olio di Palma non fa male alla Salute

L’olio di palma è utilizzato come alimento dall’uomo da oltre 5.000 anni. L’olio del frutto di palma è costituito da grassi saturi per il 49% e da grassi insaturi per il 51%. Questo olio vegetale è principalmente composto di acido palmitico che si ritrova in moltissimi alimenti, tra cui anche il latte materno. L’olio di palma ha come principale acido grasso monoinsaturo l’acido oleico (caratteristico, tra gli altri, dell’olio di oliva). Come tutti gli oli vegetali, non contiene colesterolo.

Olio di palma e salute: Grassi Saturi e Insaturi

L’olio di palma non ha alcuna caratteristica che lo possa rendere meno raccomandabile di un qualunque altro alimento o ingrediente che apporta grassi saturi alla dieta. Può dunque far parte a pieno titolo della nostra alimentazione. Diversi studi scientifici, hanno notevolmente ridimensionato il ruolo negativo degli acidi grassi saturi sui livelli di colesterolo nel sangue, principale fattore di rischio delle malattie cardiovascolari. Nello specifico, l’acido palmitico – principale grasso saturo dell’olio di palma – è stato considerato del tutto neutrale sul metabolismo del colesterolo.

Questo significa che l’olio di palma, se consumato nell’ambito di una dieta varia ed equilibrata, non aumenta il rischio di malattie cardiovascolari. In un’alimentazione sana, i grassi dovrebbero costituire il 30% dell’energia giornaliera, di cui 20% da grassi insaturi e 10% da grassi saturi.

Olio di palma e salute: Raffinazione

Prima di essere utilizzati nell’industria alimentare, tutti gli oli vengono raffinati. Il problema principale per la salute, è che gli oli, ad alte temperature, sviluppano sostanze contaminanti. Se questo poteva essere un problema in passato (che riguardava tutti i tipi di olio), oggi il problema si risolve grazie all’aiuto della tecnologia che consente di lavorare efficaciemente il prodotto anche a temperature più basse.

Olio di palma e salute: Alimenti per neonati

Uno dei temi più scottanti legati al consumo di olio di palma, riguarda la sua presenza negli alimenti per i più piccoli e in particolare nei latti in polvere.
A tal proposito, il Professor Donegani afferma che: “Premesso che l’allattamento al seno è sempre da preferire, […] i latti formulati sono studiati appositamente per l’alimentazione del lattante in mancanza del latte materno. L’oleina di palma in particolare […], viene utilizzata per apportare acido palmitico, sostanza nutritiva contenuta naturalmente nel latte materno. L’acido palmitico, infatti, è uno degli acidi grassi più presenti nel latte materno (25% circa degli acidi grassi) […]”.

Di conseguenza, anche in questo caso non c’è alcun reale pericolo per la salute dei più piccoli, avendo ad ogni modo l’accortezza di mantere i livelli di grassi giornalieri complessivi entro i limiti previsti dal loro fabbisogno.

olio di palma sostenibile

Le ragioni della demonizzazione dell’Olio di Palma

L’olio di palma è finito, suo malgrado, dentro una bufera mediatica che l’ha completamente demonizzato. Se, come abbiamo visto, non c’è un reale motivo che giustifichi questa isteria collettiva, qual è la vera ragione di ciò?

Buoni vs. Cattivi

Innanzitutto, negli ultimi anni si è diffusa una vera e propria tendenza a dividere il mondo in Buoni e Cattivi, e questo avviene anche nel mercato alimentare, dove ora si tende appunto a pensare che l’olio di palma fa male senza accettare altri punti ti di vista sull’argomento. Qualche esempio?

I Cattivi (per lo più alimenti che fanno parte della dieta mediterranea da migliaia di anni…)


  • Olio di Palma
  • Carne Rossa
  • Farine Bianche

I Buoni (per lo più alimenti esotici e non presenti nella nostra tradizione alimentare):

  • Bacche di Goji
  • Semi di Chia
  • Alimenti Gluten Free

Perché? Da questa contrapposizione schematica, appare chiaro che dietro a questi meccanismi ci siano logiche che fanno capo a interessi economici molto estesi. Da una parte abbiamo prodotti che abbiamo sempre mangiato e che improvvisamente diventano “il male”, senza considerare che nell’ambito di una dieta varia e bilanciata, nulla di tutto ciò è realmente dannoso (nel dubbio, ci si può attenere alle quantità consigliate da medici e nutrizionisti). Dall’altra, abbiamo alimenti considerati “miracolosi”: prevengono le malattie, ritardano la vecchiaia… Come se mangiare un pugno di bacche di Gogj al giorno incidesse veramente sulla qualità della nostra vita e spazzasse via gli effetti di tante altre cattive abitudini.

Inoltre, in questa isteria salutista, ci si scorda troppo spesso che i capi saldi di una vit