La scorsa settimana, in occasione della Vogue fashion Night Out a Roma, ho avuto il piacere di partecipare in veste di blogger ufficiale a un evento promosso da Carpisa presso il suo punto vendita in Via del Corso 164.
Insieme ad altre note blogger della Capitale, ho trascorso parte della serata in negozio, divertendomi a interpretare e fotografare il gadget in limited edition della serata. In merito a questo gadget, si è scatenata una polemica piuttosto ampia alla quale non ho voluto prendere parte fino ad ora, rimandando il momento di dire la mia sulla vicenda. Ho aspettato per non ritrovarmi coinvolta in serie infinite di commenti vuoti e ripetitivi che mi intasassero i canali social.
Il gadget in questione era una borsa, una shopper in limited edition, realizzata in occasione della VFNO, che riportava il seguente slogan: No Blogger, No Influencer, Just Me. Apriti cielo!!! Una borsa contro le blogger? Un chiaro attacco alla categoria? Una diffamazione, una crociata, una presa di posizione contro le blogger viste come il peggior male del mondo? Seriamente: “ma de che”?!
Su questa borsa/scritta, sono stati versati fiumi di parole. Carpisa, che già in passato ha collaborato con famose blogger italiane, continua a sostenere attivamente la realtà del web e il panorama di fashion blogger e influencer del nostro Paese. Lo conferma il fatto che per la serata della VFNO abbia chiamato proprio noi blogger come testimonial del messaggio, un po’ contraddittorio forse, ma lasciatemi dire come la penso al riguardo.

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Partiamo dalle basi. Carpisa propone il tag #NoBloggerNoInfluencerJustMe con l’intenzione di recuperare il lato più autentico e spontaneo della moda, di dire basta alla “fashion victim mania”…Insomma, non lasciamoci influenzare eccessivamente neppure da chi si propone di dettare tendenza, ma appelliamoci sempre alla nostra personalità e al nostro gusto. Il fatto che io, fashion blogger, mi rispecchi in questo messaggio, non è affatto incoerente, perché io, a mia volta, guardo con occhio critico ad altre ragazze, blogger, hit girl e influencer proprio per trarre ispirazione e il messaggio finale che trasmetto è che nonostante tutto, bisogna rimanere fedeli a se stesse, al proprio corpo e al proprio gusto.
Tante tante volte, nel corso di questi anni, ho sostenuto la mia totale libertà di accogliere o rifiutare un trend, di sperimentare e mettermi in gioco, di accettare la sfida oppure rifiutarla totalmente. A volte capita di crescere, cambiare gusti e stile e di avvicinarsi, in modo più consapevole, anche a cose che fino a poco tempo prima non ci piacevano o fare il processo inverso, ovviamente. Ma non perché qualcuno me lo imponga, in questo caso il “Just Me” è più che coerente e io stessa cerco di veicolare questo messaggio in ogni mio post.

In foto con me potete vedere: Veronica Caputo, Martina Corradetti, Martina Chiella, Martina Cancellotti, Valentina Tassone.

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Una critica intelligente a questo slogan, tuttavia, è stata la seguente: “per dire che bisogna essere originali/fedeli a se stessi, non è necessario stigmatizzare una categoria o puntare il dito contro qualcuno”. Giustissimo. E infatti, io stessa, trovo che la scelta delle parole non sia stata delle migliori, perché lo stesso messaggio sarebbe potuto essere trasmesso in positivo, anziché basarsi sulla negazione di qualcos’altro.
Tuttavia, credo che dietro a questo messaggio ci sia anche un intento provocatorio che, a guardar bene, ha ottenuto proprio l’attenzione mediatica sperata: e infatti l’evento è stato molto seguito e commentato.
Nell’ambito del blogging vale la solita regola d’oro “nel bene e nel male, purché se ne parli”, che ci spiega ancora oggi come la Ferragni sia arrivata dove è ora. E questo non lo dico per legittimare scelte opinabili o manovre mal riuscite, ma semplicemente per ricordarvi che nel mondo della pubblicità, del marketing e della moda, provocazione è una delle parole chiave e ogni tanto si corre il rischio di fare delle scelte azzardate…Che però in questo caso hanno portato al marchio ulteriore visibilità.
Come ho già scritto, ho accolto alcune critiche intelligenti che sicuramente mi hanno fatto riflettere anche sull’altra faccia della medaglia e sulle conseguenze che derivano dalla scelta di esporsi pubblicamente; dall’altra, però, non tollero chi punta il dito e non ascolta neppure la controparte, non accetta spiegazioni e rimane intransigente nelle proprie convinzioni ponendo un muro fatto di “so tutto io”.
In quanto blogger non mi sono sentita offesa dal messaggio e in quanto ragazza comune, ho apprezzato l’incoraggiamento a essere semplicemente me stessa. Voi che mi seguite sapete che su questo blog non è mai passata la pretesa di dettare legge o uniformare le mie lettrici al mio gusto…Io, come tante altre mie colleghe, scrivo semplicemente di ciò che mi piace e mi metto in gioco con passione, impegno e voglia di divertirmi.

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Sapete anche che non sono solita fare polemiche, non prendo parte a discussioni pubbliche né critico le scelte delle mie colleghe. Ognuno è libero di vivere il blogging (e la vita) a modo suo, finché non manca di rispetto e va a ledere i diritti di qualcun altro.
Vedo invece che in molte si sono sentite particolarmente coinvolte nella smania di dare giudizi e la questione è velocemente degenerata da “non ce l’abbiamo con voi ma con il marchio” a insulti sulla nostra “deontologia professionale”.
In quattro anni di blogging ne ho viste e sentite di tutti i colori e se sono ancora qui a fare quello che faccio, a prendermi tante soddisfazioni, a conquistare traguardi e a stringere nuove collaborazioni, posso dire fieramente di non averlo mai fatto a discapito di nessun altro, di non aver mai infangato nessuno né adottato comportamenti sleali e scorretti. Quello che ho percepito in questa circostanza, invece, è stato addirittura che qualcuno sfruttasse la vena polemica per mettersi in mostra, per finire al centro dell’attenzione con battute pungenti o attacchi diretti. Insomma, io per farmi pubblicità non sono mai scesa al livello di insultare qualcun’altro e questo mi basta per stare a posto con me stessa.

Detto ciò: la serata è stata piacevolissima, mi sono divertita moltissimo in compagnia delle altre blogger e amiche presenti all’evento. Ringrazio di cuore le persone che sono passate a salutarmi e spero ci siano presto nuove occasioni di incontro e confronto. 

P.s. Scusate se relego in fondo al post questa notizia non meno importante: volevo solo precisare che, ad ogni modo, per ogni shopper venduta Carpisa ha devoluto 1 euro a Fashion 4 Development, partner operativo delle Nazioni Unite che ha l’obbiettivo di implementare strategie per l’indipendenza e l’affermazione delle donne nei paesi del Terzo mondo attraverso la moda. E già solo per questo, direi che tutta questa polemica lascia il tempo che trova. La beneficenza è sempre nobile e va sostenuta mettendoci la faccia anche quando non è la strada più semplice per farsi amare da tutti.

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