By Published On: 05/11/2021Categories: Lifestyle

Quanto ho aspettato a scrivere questo post, e che fatica mettermi a tu per tu con me stessa e tirare fuori tutto quello che sento il bisogno di dire. Sento il bisogno sì, eppure prendo tempo, perché nessuno ha detto che scrivere certe cose non costi fatica – e anche un po’ di dolore, e tanta onestà.

Sono le dieci di domenica sera ed è tutto il giorno che fuggo da questo confronto, ma fosse anche l’ultima cosa che faccio prima di andare a dormire, giuro che lo scriverò.

Sono giorni che ci penso, perché cade in questo periodo un anniversario per me molto particolare. Un anno fa chiudevo una convivenza andata male e finita peggio, lasciavo Roma, prendevo casa a Bracciano, mettevo sottosopra la mia vita e decidevo di rimboccarmi le maniche per mettere a posto ogni singolo pezzetto di me andato in frantumi.

È stato l’anno più difficile della mia vita, l’anno in cui per la prima volta mi sono sentita veramente adulta e come tale ho dovuto imparare a fronteggiare – e risolvere – tutti i problemi che mi si ponevano davanti. Mi sono sentita sola ma sono consapevole di non esserlo mai stata davvero, mai come in questi ultimi 12 mesi ho sentito l’affetto e la presenza delle persone a cui voglio bene.

A ottobre di un anno fa facevo una vita da nomade, vivevo con quattro cose infilate in una valigia e vagabondavo per Bracciano ogni giorno iniziando a maturare l’idea di voler prendere casa qui. Sono arrivata in questo paesino in pieno autunno e me ne sono innamorata perdutamente. Ora che l’ho visto in tutte e quattro le sue stagioni, posso riconfermare che questa è la più bella in assoluto. Bracciano non è un posto a caso, e un posto-casa, che mi ha accolta e curata con la sua bellezza.

Un anno fa mi sono ritrovata a non sapere più chi fossi, a non riconoscere più il mio corpo, a non sapere da dove ricominciare, le cose da affrontare erano così tante e io una sola. Eppure ho fatto quello che sapevo fare meglio: ho fatto liste su liste, scritte o mentali, delle mie priorità. E le ho affrontate una alla volta. Ora mi guardo indietro e festeggio all’ultima voce spuntata, ed è una sensazione incredibile, non credevo di potercela fare.

Un anno e la mia vita è completamente stravolta, e ancora non ci credo. Ho cambiato casa, lavoro, me stessa.

Ecco cosa trovi in questo articolo

Il corpo

Uno dei traguardi più importanti è stato quello di riprendermi il mio corpo. Non so come sia successo, ma a un certo punto di questi 12 mesi passati, ho smesso di guardarmi allo specchio. Odiavo farmi fotografare, comparivo in foto e video controvoglia e quasi senza guardarmi davvero. Più che vestirmi, mi coprivo, volevo sparire sotto a tutto quello che indossavo. Non ero più io.

Ci sono voluti mesi per poter arrivare a questa voce sulla mia lista: riprendermi il mio corpo. Per poterlo fare avevo bisogno di serenità e stabilità, per questo ho dovuto aspettare un po’, non ho potuto fare le cose di fretta, era fondamentale farle bene. E poi in primavera, era aprile, è successo: ero pronta. Da domani dieta. Da domani attività fisica. E così è stato.


Siamo a fine ottobre e credo di aver perso ben più di 10 chili, oltre due taglie, i miei capelli sono ricresciuti, io sono rinata. Non c’è stato un momento in cui ho detto “sono tornata”, ma gli altri hanno iniziato a notarlo dall’esterno, e io ho saputo che qualcosa era cambiato davvero in tutte quelle camminate.

È bello tornare a guardarmi e riconoscermi, riscoprire il piacere di vestirmi, farmi una foto, essere felice di essere tornata me stessa.

La casa

Questa casa non è un appoggio, questa casa è un nido. È lo spazio che mi ha accolta, che mi ha protetta e che mi ha curata. È piena d’amore e parla di me.

L’ho scelta buttandomi, per una volta, senza sapere se sarebbe stata la cosa giusta o meno andare via da Roma. Lo è stata, e lo rifarei altre cento volte.

Quanto ancora continuerà ad essere la mia casa non lo so, questa esperienza mi ha insegnato che le cose cambiano in fretta ed è giusto non rimanervi troppo attaccati, così come alle persone e persino alle idee. Quando sarà il momento di andare altrove lo saprò, per ora sono semplicemente molto grata di questo piccolo spazio felice.

Il lavoro

E infine, il lavoro. Non attaccamento, come dicevo prima. Eppure per tanti mesi non sono riuscita a staccarmi da un lavoro che mi faceva stare male, non a caso l’ho lasciata come ultima cosa da risolvere, non perché non fosse prioritaria, ma perché era quella che mi sarebbe costata più fatica.

Ho lasciato il mio lavoro in casa editrice, dopo due anni in cui ho curato un progetto come se fosse mio, per poi realizzare che mio non era, ed è giusto che sia così. Ora faccio altro, in un ruolo diverso per la stessa casa editrice, ma soprattutto ho iniziato una nuova esperienza, altrove.


Sono a un punto della mia vita in cui posso solo andare avanti e vedere cosa mi riserva il futuro e, anche se andiamo incontro all’inverno, sono metaforicamente pronta a raccogliere tutti i frutti dei semi che ho piantato nei mesi scorsi.

Mi sono presa cura di ognuno di loro, di ogni piccolo semino, l’ho protetto da freddo e dal caldo, l’ho innaffiato, l’ho riparato dal vento, gli ho letto poesie e cantato canzoni. Ora sono pronta a fiorire, e lo sto già facendo.

Grazie per aver letto fin qui,


Fede <3

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