La profezia dell'armadillo: al cinema il film tratto dalla graphic novel di Zerocalcare

Esce il 13 settembre nelle sale italiane il film La profezia dell'armadillo, adattamento cinematografico dell'omonimo fumetto d'esordio di Zerocalcare per Bao Publishing nel 2011. Il film, diretto da Emanuele Scaringi, annovera nel cast Simone Liberati, Valerio Aprea, Pietro Castellitto, Laura Morante, Claudia Pandolfi, Kasia Smutniak, Diana Del Bufalo, Samuele Biscossi, Vincent Candela ed è distribuito da Fandango Distribuzioni. Il film è stato anche presentato in anteprima nella sezione "Orizzonti" al Festival di Venezia 2018 lo scorso 3 settembre.

Sinossi

Zero (Simone Liberati) ha ventisette anni, vive nel quartiere di Rebibbia, periferia di Roma. "Tiburtina Valley" è il posto dove manca tutto ma non serve niente, dove la vita è difficile ma c'è una grande umanità. Il protagonista Zero è un disegnatore senza lavoro fisso e per mantenersi si arrangia tra ripetizioni di francese, un part-time in aeroporto e illustrazioni per gruppi musicali punk indipendenti.

La sua vita scorre tra monotonia e insoddisfazione, e si fa specchio delle frustrazioni di una generazione e di una città intera: la difficoltà di inserirsi nel mondo del lavoro, la rabbia, la disillusione, l'immobilità. Ma Zero non è da solo nell'affrontare una città grande e difficile come Roma: a casa ad aspettarlo c'è sempre l'Armadillo (Valerio Aprea), vera e propria personificazione della sua coscienza. Al suo fianco nelle peripezie di tutti i giorni c'è anche il "Secco" (Pietro Castellitto), amico d'infanzia. A unirli c'è la militanza politica, l'anticonformismo, lo spirito di ribellione e il forte senso di appartenenza alla periferia.

A interrompere la normalità di Zero, di Secco e dei personaggi che ruotano attorno alla loro vita, è la morte di Camille, ex compagna di scuola e amore adolescenziale mai dichiarato di Zero. Il lutto lo costringerà a fare i conti con la vita vera e ad affrontare, con il suo spirito dissacrante, l’incomunicabilità, i dubbi e la mancanza di certezze tipici di una generazione di “tagliati fuori”.

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Commento

Portare un fumetto al cinema non è mai facile e la scelta del regista Emanuele Scaringi si può definire a tutti gli effetti coraggiosa per quello che è, a mio avviso, un risultato apprezzabile sotto molti punti di vista diversi. Forse l'essere di Roma e conoscere in modo più o meno diretto le realtà descritte nel fumetto prima e nel film poi e l'avere la stessa età dei protagonisti, mi ha portata a empatizzare maggiormente con i personaggi, ma credo che il film sia fruibile su piani diversi da un pubblico molto variegato (dai teenager agli over quaranta).

Dopo la proiezione dell'anteprima, noi presenti in sala abbiamo avuto la possibilità di dialogare con il regista e alcuni membri del cast, il che mi ha aiutato a dipanare meglio alcuni snodi della trama e le scelte di adattamento. È stato molto interessante sentire il produttore e il regista raccontare di come sia nata la sceneggiatura, a cui ha lavorato anche lo stesso Michele Rech aka Zerocalcare. Il film, fa notare Scaringi, è un prodotto diverso dal fumetto, con altri ritmi e necessità narrative: il lavoro degli sceneggiatori è stato proprio quello di riuscire a creare una trama di ampio respiro in cui inserire tutta una serie di episodi spassosi e sottotrame tipiche dello stile di Zerocalcare.

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Il film porta in scena sentimenti importanti, come l'elaborazione del lutto quale rito di passaggio dall'età adolescenziale - un'adolescenza protratta quasi fino ai trent'anni che tanto caratterizza la generazione dei nati tra gli anni Ottanta e Novanta - all'età adulta e la ricerca di un proprio posto nel mondo, che si esprime tramite il lavoro ma non solo, ovviamente. Zero deve fare i conti con se stesso, con le sue convinzioni politiche, con i compromessi talvolta necessari, con le sue aspettative di ragazzino e con le difficoltà della vita adulta. A fine visione si ha la sensazione di essere stati parte di un percorso di crescita positiva del personaggio e non si può che simpatizzare con lui e con le sue disavventure.

Uno degli aspetti che mi sono piaciuti maggiormente sono le ambientazioni realistiche della periferia romana. Il rischio di cadere in soluzioni facili e già percorse era altissimo, ma il regista e gli sceneggiatori sono stati bravi a dosare richiami nostalgici agli anni Novanta e panoramiche aeree della città coi suoi palazzoni di case popolari. Non c'è né malinconia né autocompiacimento, il che rende il film scorrevole e "lieve" anche nei suoi momenti più intensi.

A condire il tutto, non manca l'ironia dissacrante, il cinismo e l'anticonformismo che caratterizza la penna di Zerocalcare. Bravissimi gli attori e in particolare Valerio Aprea nel ruolo di Armadillo-coscienza. Originale e ben riuscita la scelta di rendere questo personaggio come un armadillo in carne e ossa, con il suo carapace fatto di materiali di riciclo. Dopo vari tentativi di renderlo in animazione e computer grafica, si è scelta questa soluzione più "casalinga" che però si sposa perfettamente con lo spirito del film e di Zerocalcare in generale.

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Cosa ne pensa Zerocalcare del film La profezia dell'armadillo

Sì, ma Zerocalcare che dice del film? Zero ha risposto alle numerose domande dei fan con un simpatico fumetto riepilogativo che trovate QUI. Dopo aver collaborato alla sceneggiatura, ha preferito lasciare che la storia seguisse i suoi sviluppi, anche con l'eventualità che passasse una visione diversa dalla sua. Giustamente il fumetto, una volta che diventa sceneggiatura per un film, è già qualcos'altro: un prodotto a cui hanno lavorato tanti soggetti diversi, ognuno con una sua diversa interpretazione.

Simone Liberati, attore protagonista nei panni di Zero, ha raccontato del suo incontro con Michele in fase di preparazione del personaggio: un incontro breve, essenziale, in cui ha colto il minimo indispensabile per sviluppare la sua visione e direi che a mio avviso ha interpretato molto bene lo spirito e l'atteggiamento dello Zero dei fumetti.

In conclusione, a tutti i fan di Zerocalcare direi di dare una chance al film La profezia dell'armadillo partendo dal presupposto che sullo schermo non vedrete mai la trasposizione fedele del fumetto: il cinema è altro, con le sue peculiari necessità narrative. A mio avviso va apprezzato il tentativo coraggioso di portare questa forma d'arte sul grande schermo e di dare spazio a quella che, fino a pochi anni fa, era un'espressione tipica delle sottoculture. E poi una volta tanto non si tratta di un adattamento di storie di super eroi, ma c'è una storia vera, a tratti amara, di un ragazzo che potrebbe essere ognuno di noi. A me il tentativo è piaciuto e per questo vi consiglio di andare a vederlo!

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