Riflessioni post-Londra: povera Italia

Tornare da Londra immutati è impossibile. Farsi andare bene tutto, solo perché ci si è abituati da sempre, diventa opprimente; accontentarsi della mediocrità snervante. La parte che più mi piace di ogni viaggio, vicino o lontano, è l’osservazione: catturare particolari, gesti, espressioni definibili come “diversi” da noi, dalla nostra quotidianità e dalle nostre abitudini. Prima di partire, bisogna armarsi di spirito, di curiosità, di passione e nutrire tutti questi istinti fino alla sazietà. Conoscere, imparare, sono questi i motivi che da sempre spingono l’uomo lontano dalla propria casa, alla ricerca dello straniero, dell’esotico, del nuovo. Una ricerca che spesso conduce a un rifiuto, a un contrasto, a una convivenza difficile, ma che nei casi migliori porta ad un arricchimento senza pari. Nei giorni di vacanza tiro fuori tutto il mio spirito da antropologa, e provo davvero ad immergermi a fondo nella cultura e nella tradizione dei paesi che visito. E anche questa volta, con Londra, non ho fatto diversamente: i giorni sono stati pochi, ma più che sufficienti per farmi cogliere l’essenza di questa città e forse in parte anche della mentalità inglese. Che dire? Iniziare il discorso è difficile, il contenuto sarà probabilmente opinabile e incompleto, ma questo è quello che ho notato: credo che a Londra l’ideale del cosmopolitismo e della globalizzazione si sia realizzato;  un perfetto connubio di culture, lingue, storie che si intrecciano e convivono; si respira un’aria diversa, più libera e meno legata alla necessità di giudicare tutto e tutti, tanto cara alla mentalità italiana. Un turista italiano si sentirà spaesato la prima volta a Londra: “ma come è vestita quella?”, “ma che capelli ha quello?”, “ma dove vanno conciati così?” sono tutte domande che ti fanno sentire piccola piccola, ti fanno aprire gli occhi su quanto la mentalità del nostro Bel Paese sia limitata, provinciale, ben pensante. Odio profondamente tutto questo, ma non ho mai creduto che qualcosa di diverso fosse davvero possibile. Neppure a Roma mi sono mai sentita del tutto al posto giusto: nonostante i quasi 3 milioni di abitanti e le migliaia di turisti, ti senti sempre sotto giudizio, anche se indossi un colore più appariscente del solito, anche se hai un tatuaggio leggermente in vista, anche se hai la tinta di capelli sbagliata. E’ tutto così provinciale, così gretto. Le cartacce per terra, le metro in ritardo, le auto parcheggiate sui marciapiedi, sono così stanca di tutto questo. E poi scopri che c’è di meglio, che tanto potrebbe essere fatto per l’Italia che ami tanto, per la città più bella del mondo, per quella povera Pompei che cade a pezzi, per il Colosseo messo a rischio dal traffico. Sono così arrabbiata che vorrei gridare “Sveglia!!! Si può fareee!!!” e vedere realmente le cose cambiare, i mezzi pubblici e l’educazione migliorare, il traffico diminuire, le aree verdi aumentare. A Londra è data un’importanza incommensurabile all’arte, alla cultura, all’espressione della creatività in ogni forma: mercatini, musei, gallerie, teatri, si percepisce tanta voglia di dire e altrettanta voglia di ascoltare. La vacanza è stata bella, ma sono tornata più triste che mai: povera Italietta, in fondo non cambierà mai. E la voglia di scappare è più forte che mai.

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17 Comments

  1. Come ti capisco, anch’io nel mio primo viaggio a Londra ho percepito questo senso di disagio al ritorno e adesso, che vivo in Spagna, vedo che qui non è molto diverso da Londra.
    La gente che ama criticare gli altri, credimi, non manca da nessuna parte, vivendoci pian piano capisci che tutto il mondo è paese, però che in città come Londra o Bilbao (città in cui vivo) la mentalità non ha niente a che vedere con quella italiana è verissimo.
    Tutto qui è più semplice, dal trovare l’abbigliamento plus size (nel mio caso) all’uscire tranquillamente con colori “assurdi” in testa e il fatto che le anziane bilbaine sfoggino chiome “multicolor” ti fa capire che l’Italia è indietro anni luce.
    Vivendo per la prima volta all’estero pensavo che non ci fosse cosa più bella del ritornare “a casa”, e lo è… i tuoi cari, le tue amicizie, i “tuoi posti”… però dopo che hai assaporato “l’altro modo di vivere” ti convinci sempre di più del fatto che anche all’estero puoi sentirti “a casa”.
    Scusa se mi sono dilungata troppo ^_^

      • grazie del bellissimo commento! anche io ho notato i lati meno positivi e di sicuro non mi illudo che sia tutto perfetto..però penso in primo luogo a quante cose potrebbero essere fatte a livello politico ed economico per migliorare il nostro Paese!!! :)

  2. hai trovato le parole perfette per esprimere quello che ho provato io quando sono stata a Londra ( sono stata 2 volte, ad età diverse, ma l’effetto che mi ha fatto è stato lo stesso): “io sono io, tu sei tu, ognuno è diverso ed è giusto che ciò possa essere espresso liberamente”.
    ho una cugina appena diciottenne, un po’ “strana” ( per dirla all’italiana!) che cambia colore di capelli 1 volta al mese, che ama i tatuaggi e i piercing, che vivendo in un paesino di montagna in Trentino ( mooooolto peggio di Roma) si sentiva rinchiusa in una gabbia, perennemente giudicata e sotto accusa per quella che era la sua personalità… ha deciso di andare un anno a Londra in un college… e sentire la libertà nella sua voce quando mi racconta di quanto sta bene lì, di quanto sia fiera di essere quello che è, mi fa soffrire un sacco, non perchè io non voglia la sua felicità, anzi… ma perchè capisco che è dovuta scappare dal suo paese per trovare tutto questo!
    ecco, ho finito col poema… ma voglio dire ancora una cosa… COMPLIEMENTI per le tue parole, complimenti per riuscire a scrivere davvero quello che pensi, senza filtri imposti dal meccanismo “INTERNET”…
    the baG girl
    http://www.thebag-girl.blogspot.com

    • grazie di aver condiviso questa esperienza personale :)
      come dicevo in risposta a un commento precedente, non bisogna certo illudersi che tutto sia perfetto al di fuori dell’Italia, ma almeno sulla mentalità si può convenire nel constatare l’abisso che ci separa dagli altri paesi europei…
      grazie anche dei complimenti…un abbraccio! :*

  3. É stata proprio una splendida vacanza…la gente mi dà della matta perchè torno così spesso a Londra ma almeno adesso, anche tu hai capito perchè. <3

  4. Purtroppo l’Italia ha tanto da imparare dalle grandi città estere. Anche Berlino è un po’ come Londra. Io amo Londra, è casa per me ma l’Italia ha qualcosa che altri non hanno, quell’ingrediente segreto che rende l’Italia Italia. Abbiamo tanto da imparare ma non vogliamo, chiudiamo la mente e scappiamo.

  5. Non sai quanto senta “mio” questo post… Londra è la MIA città, quella dove non sono nata, ma certamente per qualche strano errore del cielo!! Ogni volta che vado mi sembra di essere a casa! E, ogni volta, al ritorno, lo sconforto. Lo sconforto perchè Roma è una città bella, ma solo se guardi i monumenti. Quante volte passo davanti al Colosseo, davanti San Pietro, davanti a Fontana di Trevi e mi dico: siete stupendi, ma non sapete quanto baratterei uno di voi con un pizzico di atmosfera europea, mixata, interculturale che si respira a Londra.. potrei stare qui a parlare per ore di questo argomento, e chissà un domani magari ci sarà occasione.. per ora mi continuo solo a chiedere: chissà se è colpa di Roma, dell’Italia.. o forse invece che con le città dovrei prendermela con i romani e gli italiani…!!

  6. Ho letto con molta attenzione il tuo post… e sono perfettamente d’accordo con te! Io fra l’altro abito in una piccola città di provincia racchiusa da Mura e questo ti dice tutto sulla sua natura, chiusa, diffidente e giudicatrice! Amo Londra profondamente, è sicuramente l’unica città in cui potrei immaginare di vivere in alternativa… ma le mie radici sono qua, i miei affetti, la mia casa! Quel senso di calore e di equilibrio lo provo soltanto quando vi rientro….non so se riuscirei a fuggire! un bacino

  7. Ciao,
    rientro ora da un mese passato a Londra; premetto che non è la prima volta che ci vado ma l’ultima di una serie lunghissima. Sono 10 anni che vado avanti e indietro da Londra e le prime volte non potevo che pensarla come te. Anzi per tanti aspetti la penso ancora come te: la ricchezza culturale, la varietà, la libertà di essere e di sentire, la bellezza di certe zone. L’orribile e meraviglioso accostamento di abiti e di colori e quella noncuranza delle Londinesi. Si, l’Italia è un piccolo mondo per certi versi: bigotti e forse un pò borghesi e pronti a scandalizzarci in fretta ma… c’è ovviamente un ma. Questa volta per ragioni logistiche io e mio marito abbiamo preso un appartamento a Limehouse. Non conoscevamo la zona ma dato che era a soli 3 km dal centro siamo andati tranquilli e cosa ho trovato? un quartiere terribile, degradato e depresso e tanto simile ai film americani ambientati nel bronx. Ubriaconi, donne obese e disperate, “vecchie bambine” con i capelli tinti e i trampoli che si trascinavano urlando in un cellulare, ragazzi di strada appostati ovunque a guardarti male.(mi avevano consigliato la strada sul fiume per fare una bella passeggiata e raggiungere il centro e sono dovuta tornare indietro perchè questi ragazzi che avrebbero dovuto essere a scuola mi hanno impedito di andare avanti, mi hanno accerchiata e mi dicevano cose decisamente da non ripetere)Mio marito ama sempre scoprire quello che c’è sotto le facciate, con lui ho scoperto una Londra in cui gli autisti sugli autobus si devono chiudere in una cabina con i vetri antiproiettile, dove i supermercati vendono solo pollo e schifezze, dove la frutta è un optional(la commessa ha detto che nessuno la compra mai, tanto, c’è il succo d’arancia economico)Una Londra in cui il sabato sera non fai nulla perchè gran parte dei locali di un certo tipo è riservata a feste private. Una Londra fatta di stazioni della metro chiuse per lavori e inadatte ai disabili, dove i ricchi corrono in superficie sui cabs e i poveracci si ammassano sugli autobus. Una Londra nord-est che stride con quella patinata di Chelsea e Kensington e Maida vale. Zone così vicine ma infinitamente Lontane. Se a Hide park i bambini prendono lezioni di equitazione a Hakney si radunano in gang. Quello che voglio dire è che sicuramente l’Italia ha grossi problemi e abbiamo anche noi le nostre città “problematiche” ma la Regale Inghilterra non sfugge decisamente a questi problemi. Anzi. Questa volta non sono riuscita a respirare la solita aria di libertà che adoravo trovare a Londra. E’ una società classista, molto più che in Italia. Davvero molto di più. Continuavo a pensare a quella gente che ogni giorno si sveglia in quei quartieri nella zona nord est e sud est di Londra e non ha alternative.Che vada a scuola o no sarà sempre la scuola sbagliata perchè non potrà mai permettersi la scuola giusta, le amicizie giuste, i contatti giusti e i soldi… Non so che dire. Stavolta Londra mi ha fatto riflettere: c’è la Londra di Kate e Williams, la londra dei turisti e anche questa misera e triste Londra che più che una città europea sembra ricordare il modello americano. Se vuoi esempi per i trasporti e per la multicultura ben integrata fatti un giro a Zurigo ma lascia stare Londra. Credimi. Poi per il resto Londra è e sarà sempre Londra ma non la vedo più come un faro nella nebbia.
    Un saluto e scusa il papiro.

    • Ciao Anna,

      innazi tutto grazie, grazie di cuore per il tuo commento. Penso che sia uno dei più belli e interessanti che io abbia mai letto qui sul mio blog e mi fa tantissimo piacere, perché questo spazio nasce appunto come possibilità di confronto. Ti ringrazio di avermi reso partecipe della tua esperienza e dei tuoi pensieri e devo ammettere che non ero a conoscenza di una realtà così degradata. Ti devo confessare, però, che nel post non ho detto tutto neanche io, cioè ho tenuto il buono e tolto il cattivo…Inizialmente avevo intenzione addirittura di fare un post sulle cose che non mi sono piaciute di Londra! Poi non l’ho più fatto perché mi sono detta che una sola visita non è sufficiente ancora per fare un’analisi del genere, quindi mi sono limitata a riportare le opinioni superficiali derivate da 4 giorni passati in centro. Il degrado di cui tu parli l’ho notato anch’io in minima parte a dire il vero: il giorno del ritorno abbiamo preso il pullman per andare in aereoporto e abbiamo attraversato varie zone della periferia in un viaggio di più di un’ora. Confesso che ero stanchissima, ma per amore dell’osservazione, ho preferito restare sveglia e guardare dal finestrino per tutto il tempo. Quello che ho visto non sempre mi è piaciuto, ma anzi, mi ha mostrato proprio la faccia “non patinata” della città, quella che non si è abituati a vedere in tv e nei libri di scuola. Quartieri etnici che somigliavano piuttosto a ghetti, case a pezzi, aria di povertà e di “vecchio”, di posti abbandonati…Sì, l’ho visto e l’ho percepito passando in autobus e osservando le cose solo per qualche istante. Ho visto i parchi di periferia, con le erbacce e dei tristissimi giochi che mi hanno fatto pensare a libri letti sui disagi adolescenziali. In breve, non mi sono fatta un’idea di sole rose e fiori, ho immaginato che dietro l’idealizzazione di Londra ci fossero tanti problemi quanti ne abbiamo noi in Italia. Infatti forse le parole del mio post sono un po’ limitate solo alla zona più centrale della città, così cosmopolita e ben curata. Quindi non tutto mi ha soddisfatto…Ripeto, apprezzo molto il rigore, il rispetto, la tolleranza…Ma credo che nulla possa sostituire il calore della nostra cultura :)
      E grazie per il suggerimento su Zurigo, me ne ricorderò ;)

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